Diario – Ungheria 2017

30 luglio 2017

La domenica ungherese, vestita a festa da formato famiglia, ci regala una bella serie di scene da libro cuore.

E’ stata da formato famiglia perchè una domenica d’estate in stile sole, cuore, amore, ma anche spiaggia, ombrellone, melone…e F1, con la Ferrari vincente su Rai1 non si vedeva da tempo.

Roba che nei vari lidi d’Italia sarà stata celebrata nel modo seguente:

“Hai visto, ha vinto la Ferrari! Doppietta! Dai che quest’anno ci siamo…che dici andiamo a Monza a settembre?”

E domani tutti pronti a comprare la Gazza per chi va sotto l’ombrellone o in ufficio. La Ferrari è così: quando vince unisce. Sarà il colore rosso che fa questo effetto.

Veniamo quindi alle scene da libro cuore: Vettel che tiene la mano a Raikkonen sul podio come a dire grazie, Hamilton che cede il podio a Bottas sul traguardo, Alonso che augura Happy holidays sfruttando la gigantografia comica messa sotto il podio dagli organizzatori.

Insomma, l’unico che applica la teoria de “C che me ne frega” è il solito Verstappen, più vicino alla F1 di vent’anni fa nonostante sia tra i più giovani piloti in circolazione. L’olandese ormai impersonifica il bad ass della situazione, ma stavolta è piombato sul compagno di squadra rovinando un gara favorevole al team RedBull.

La penalità mi è sembrata un filo esagerata. Un episodio simile si è visto a Baku quando Bottas è piombato su Raikkonen e lì tutto è passato come incidente di gara. Quindi mi sarei aspettato lo stesso trattamento. Invece i commissari cambiano di gara in gara e quella che viene meno è l’uniformità di giudizio.

Ciò non toglie che Ricciardo non le manderà a dire, anche perchè, col senno di poi, le RedBull potevano giocarsi la vittoria a fronte del problema occorso a Vettel.

La Ferrari è riuscita così a portare a casa una gara in cui appariva stra-favorita, complice un grandissimo lavoro compiuto da Raikkonen, il quale avrebbe vinto a mani basse, ma è stato giustamente sacrificato in vista di un risultato collettivo. Adesso a Maranello sanno che la combo Spa-Monza è una grossa occasione per Hamilton & Co, pertanto dovranno dare tutto al fine di limitare i danni e cercare di cogliere ogni esitazione dell’avversario. In poche parole saranno due gare in cui si giocherà di rimessa.

Mi ha stupito, invece, la scelta di lasciare il podio a Bottas da parte del team Mercedes. E’ evidente che vogliono essere politically correct e che, a questo punto, credono che Bottas sia un candidato serio per l’iride. D’altronde tra il finnico ed Hamilton la distanza è di appena 19 lunghezze.

Bella gara per le McLaren, entrambe a punti, come a certificare che quando il motore non serve qualcosa di buono c’è.

Dispiace per Di Resta, costretto al ritiro a 10 tornate dal termine. Da commentatore al venerdì sera a pilota ufficiale al sabato in qualifica, lo scozzese non ha deluso le aspettative. Senza dubbio la copertina di questo libro cuore la merita lui.

Adesso tutti in ferie!

Ci ritroviamo tra un mese.


NotOnlyF1 – Pellegrini, se lasci non vale?

26 luglio 2017

Questo pensiero extra-settimanale viene fuori dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Federica Pellegrini che non correrà più i 200 stile libero, in gare internazionali, dopo aver conquistato l’oro mondiale a Budapest.

Le motivazioni? A detta sua: l’età avanza e allenarsi in un certo modo per i 200 stile in vista di Tokyo 2020 richiederebbe un impegno esagerato. Meglio cambiare obiettivo puntando sulla velocità con un nuovo percorso, forse un pelo meno ambizioso, ma altrettanto vincente.

Tra tutte, la frase che più mi ha colpito è la seguente:

Chiudo casa mia da padrona di casa”.

Da qui una riflessione.

Uno sportivo fa tanti sacrifici per arrivare al top, soprattutto oggi dove il livello di professionismo supera ogni confine.

Viviamo in un mondo dove la costanza e la professionalità cercano di ridurre sempre più il divario tra i talenti. Perché col talento ci nasci, professionista lo diventi.

Così capisco e apprezzo lo sportivo che realizza la propria condizione e cambia obiettivo, sapendo di poter lavorare in un modo a lui più consono.

Alleggerisce la pressione, allunga la carriera.

Come Totti, che ormai giocava da fermo in un calcio fin troppo lontano da quello del suo debutto.

A volte da casa ci sembra tutto facile, ma dietro ogni trionfo c’è un lavoro enorme: fisico e soprattutto psicologico. Certo, qualcuno dirà che in questo caso la Pellegrini non vuole più fare sacrifici, che si accontenta. Insomma, che se lascia (i 200 s.l.) così non vale.

E invece no.

I grandi campioni hanno la grande qualità di sapersi gestire ed adattare al fine di prolungare la data di scadenza scritta inesorabilmente nella propria carta di identità.

Tokyo è lontana, i ragazzini incombono e l’unico modo per chiudere al meglio l’ultima olimpiade sarà quello di puntare su un percorso semplice e ben preciso.

Possibilmente vincente.


Diario – Gran Bretagna 2017

18 luglio 2017

La tecnologia è bella perché ti permette di essere ovunque ed avere la F1 sempre con te.

Se poi aggiungiamo l’estensione free del roaming internazionale ai confini europei allora laudata sia questa tecnologia.

Che tu sia al mare, in montagna o dove ti pare…basta una connessione e via. Viva i tempi moderni.

Peccato che poi il sottoscritto trovi soltanto adesso il tempo per scrivere due parole, quindi essendo questo un commento del martedì non si può che guardare oltre alla singola gara di Silverstone.

Oltre c’è poco, se non una Mercedes in evidente superiorità tecnica mostrata sempre più in crescendo dal Canada in poi. Complici alcune disavventure la casa tedesca ha raccolto meno del previsto tra Baku e Austria, cosa che ha giovato alla Ferrari.

Almeno fin quando le gomme non hanno rimesso tutto in discussione, pareggiando un po’ gli eventi, le penalità, i se ed i ma. Lo ripeterò fino allo sfinimento: è un mondiale che si gioca su più fronti.

Sul fronte politico per esempio: a parti invertite Grosjean sarebbe stato penalizzato se avesse ostacolato Lewis in qualifica, cosa che ad Hamilton non è successa. Il motorsport è fatto anche di queste cose: di provocazioni, di tensioni e di attimi che bisogna saper gestire. Come Baku.

Adesso lo scenario è diverso, perchè la Ferrari deve reagire e ne ha la possibilità in Ungheria, dove deve arrivare al pieno delle proprie forze con entrambe le vetture.

Poi si andrà in ferie, ma già adesso è un bel mondiale, battuto punto a punto.

Per finire: fa piacere che un Ricciardo o un Verstappen possano (anzi, debbano) fare da arbitri, ma non è piacevole vedere esplodere due gomme sul finale di gara senza sapere perchè.

Questa gestione Pirelli non mi è mai piaciuta. Sono troppi gli episodi spiacevoli visti nel corso degli ultimi anni di fornitura italiana. Lo scrivo da anni: richiamate Bridgestone.

Ah, un’ultima cosa! Prima della gara di casa Hamilton ha ben pensato di fare un salto a Mykonos.

Visto il risultato vi consiglio di andare in ferie.

Quanto prima peraltro.


Diario – Austria 2017

10 luglio 2017

Stamattina ho comprato “la Gazza”, il famosissimo giornale sportivo rosa.

In prima pagina c’era la foto di un famoso portiere 18enne in compagnia della ragazza e del fratello del proprio procuratore.

Cercavo qualcosa che riguardasse la gara di ieri, ma ho trovato un misero trafiletto. Poi il servizio a pagina 25. Lo scrivo: venticinque.

Per un attimo ho pensato di aver comprato Novella2000, così come recitava una famosa canzone degli Articolo 31. Poi, invece, ho realizzato che il livello del giornalismo italiano rasenta lo zero. Si cercano titoli ad effetto, foto dei paparazzi e notizie di gossip. Cosa non si fa per vendere.

Insomma, se volete risparmiare 1,50€ è più conveniente leggere le minchiate del sottoscritto.

Almeno sono gratis.

Per letture più serie consultate i link affini/motorsport link, qui sulla destra —->

Comincio quindi da Bottas, che ha vinto da gran maestro. Non è stato Vettel a perdere la vittoria, ma è stato eccellente il finnico nell’ottenerla. Dalla pole al traguardo, passando per uno start anticipato, comunque regolarissimo e documentato dalla tolleranza dei sensori. Viva la tecnologia che ci toglie sempre ogni dubbio. I complotti lasciateli a casa.

Bottas sta facendo una stagione fenomenale. Dopo un avvio un po’ così così è riuscito ad adattarsi alla Mercedes, prima come ottima seconda guida e adesso come valida alternativa a Lewis. Senza dubbio il team grigio sta vivendo un bel momento di superiorità, ma per un motivo o per un altro Vettel è riuscito ad approfittare degli errori altrui al fine di rafforzare, seppur di poco, la sua leadership.

Il tedesco della Ferrari al momento vive in uno stato di foga agonistica che è esplosa nel fattaccio di Baku, comunque rientrato dopo la lettera di scuse, vere o finte che siano. Adesso alla Ferrari serve tornare a vincere, anche se Silverstone sembra più una terra nemica che amica. Alla rossa è mancato ancora una volta Raikkonen, sparito a metà gara così come successo più volte, per esempio a Montecarlo, dove si era gridato al gioco di squadra. E’ anche vero che in casa Ferrari non si è abituati a preparare due macchine al Top così come accade da anni in Mercedes, ma Kimi deve necessariamente dare di più.

Quindi Ricciardo, al quinto podio consecutivo. I piloti bravi si vedono quando guidano vetture un po’ sottotono e Daniel sta guidando da Dio, perchè ha capito come gestire le gomme alla perfezione. L’aver tenuto dietro la Mercedes di Hamilton non è stato facile, anche se l’inglese, quando non va qualcosa, sembra non trovare il ritmo giusto. Silverstone, così come il Canada, gli offrirà una ghiotta occasione per vincere davanti i propri tifosi.

Tra i degni di nota senza dubbio Grosjean, capace di tener dietro Raikkonen per un po’ nel corso delle fasi iniziali e l’intramontabile Stroll che finalmente ha capito che senza fare nulla di speciale può arrivare a punti grazie al Martini che si trova sotto le natiche e per il basso livello di concorrenza.

Tra gli indegni di nota troviamo Kvyat che per un motivo o per un altro si ritrova spesso attore protagonista di una collisione.

Adesso andiamo tutti….a Pinerolo!

Scusate, intendevo dire Silverstone.


Diario – Azerbaijan 2017

26 giugno 2017

Fermi tutti.

C’è Stroll sul podio.

E pensare che lo vedevo bene nel fare tappezzeria.

Evidentemente mi sbagliavo. Evidentemente ha avuto culo.

La fortuna, come la sfiga, però non esiste, quindi bravo lui a stare fuori dai guai, come non hanno saputo fare gli altri. Sul finale ci ha messo del suo, con un ritmo non male che lo avrebbe portato fino al secondo posto se non fosse stato per il super motore Mercedes, che sulla carta è lo stesso della Williams. Solo sulla carta però.

Ha vinto così Ricciardo, che sembra aver preso il posto di Button. Generalmente quando c’era casino e non si capiva nulla, la spuntava Jenson. Ultimamente tocca spesso a lui. Tra i quattro litiganti il quinto gode. Complice anche il ritiro di Max Verstappen, il quale sta pagando tutto il positivismo dello scorso anno.

Funziona così: il caos è equo. L’anno scorso a Max andava tutto bene. Quest’anno no. Chi, invece, non ha la garanzia dell’equità è Raikkonen, a cui va tutto sempre male. Dallo start, alla foratura, alla nuvola di Fantozzi che lo segue un po’ ovunque. Alla Ferrari l’aiuto di Kimi serve come il pane, per questò è necessario raggiungere lo stesso feeling uomo-macchina che oggi ha Vettel. Certo, se poi Bottas ti piomba di sopra puoi farci poco, però il team poteva stare più attento nel rimetterlo in pista dopo aver fatto un super lavoro in corso di red-flag. Questo mondiale si vincerà curando i dettagli, lo ribadirò sempre.

Bottas, invece, è il lato opposto della medaglia finlandese. Ha chiuso secondo e ci ha creduto fino alla fine, nonostante la sua gara sembrava finita dopo lo start. Il bello delle corse è che non finiscono mai.

Non è stato bello per Hamilton aver perso la vittoria a causa di una protezione montata male. Anche questo rientra alla voce dei dettagli vincenti di cui sopra. In una gara in cui poteva fare (almeno) +7, Lewis ha perso due punti e non ne sarà contento. Soprattutto dopo quello che è successo con Vettel. Di sicuro Lewis non è nuovo nell’applicare mosse poco morali (ricordate l’ultimo giro di Abu Dhabi lo scorso anno?), ma Vettel ha perso la testa reagendo in pieno stile anni ’70. Magari da casa ci siamo divertiti, ma le reazioni, in tutti i tipi di sport, vengono punite pesantemente. E così è stato.

Il gesto di Vettel si somma a quello di Rossi a fine 2015 e alla famosa testata di Zidane nel 2006. Anche i grandi sbagliano. Se poi aggiungiamo Prost, Senna e Schumacher, allora l’elenco è ben ricco.

Se il tedesco della Ferrari avesse tenuto i nervi fermi oggi avrebbe una vittoria in più, ma dalla trasferta caucasica ne viene fuori comunque bene con un +2 sul diretto rivale. Nell’errore è stato poi bravo a recuperare quei secondi necessari per stare davanti a Lewis e poi a gestire il ritorno dell’inglese. Ciò non toglie che certe cose si fanno solo alla play-station.

La domenica azera ci ha regalato anche dei momenti di faida interna, come il contatto tra le Toro Rosso allo start, e soprattutto tra le due Force India in una delle tante ripartenze. In due parole: fratelli coltelli.

Per le statistiche: primi punti per la McLaren e per Alonso.

Per il resto ci aggiorniamo in Austria.


Diario – Canada 2017

12 giugno 2017

Non so se avete mai giocato a Mario kart.

Mario kart è un gioco Nintendo dove ogni personaggio guida un go-kart.

Tra questi c’è Mario, ovviamente, che guida una macchina rossa. E poi c’è Luigi.

Una volta scelto il personaggio, il gioco ti permette di scegliere la pista. E c’è la pista di Luigi.

Nulla ci vieta di pensare che la pista di Luigi, Gino o Lewis che sia, possa trovarsi in Canada, precisamente in quel di Montreal.

E lì non c’è storia per nessuno. Così come non c’è stata storia domenica, dove Lewis ha preso tutto quello che c’era da prendere: pole, giro veloce, vittoria flag-to-flag. Grand Chelem, saluti e baci.

Nella pista di Luigi ha quindi vinto Luigi e lo abbiamo capito tutti già dal sabato. La Ferrari poteva forse(?) giocarsi la vittoria con Vettel, ma il cambio d’ala rimediato dopo il contatto con Verstappen allo start ha scombussolato la gara del tedesco.

La gente che pratica sport ad alti livelli mi ha sempre ribadito che la sfortuna non esiste. Esistono delle situazioni, di gara in questo caso, che non ti aiutano ma dove puoi sempre fare la differenza per limitare i danni.

Ecco, Vettel è riuscito nell’intento. Ha chiuso quarto, in rimonta, una gara che probabilmente lo avrebbe visto secondo. Ci ha messo tanto del suo, prendendosi anche dei rischi, ma chi vuole vincere il mondiale deve anche saper fare di necessità virtù. Quindi bravo Seb.

Bravo anche Bottas, seppur sia stato stritolato da Luigi. Quello che mi piace di Valtteri è che sa fare il suo sporco lavoro. Cosa che riesce meno bene a Kimi. Visto il contrattempo occorso a Vettel dal finnico mi aspettavo almeno un podio. E invece, nulla.

Ringrazia così Ricciardo che bissa il gradino di Montecarlo, tornando così a bere dalla scarpa. Dispiace per Verstappen che si era inventato una bella partenza, mentre le due Force India rosa-nero si confermano di una concretezza disarmante.

Per il ciclo #macosamidicimai Lance Stroll è riuscito a prendere qualche punto proprio nella città in cui è nato. Ha pure fatto qualche sorpasso senza finire a muro. Magari nei prossimi gran premi tornerà a fare da tappezzeria.

Prima di chiudere voglio aprire un dibattito. Quale tra queste due scene da libro cuore preferite?

1. Hamilton che riceve il casco originale di Senna

2. Alonso tra la folla dopo il ritiro.

Personalmente preferisco la seconda. Un gesto che ha dato gioia alle persone lì sedute. Il regalo ad Hamilton, invece, è stato in stile Grande Fratello.

Voi potete esprimervi tranquillamente recandovi al seggio elettorale più vicino a casa vostra.

A quel punto troverete il presidente che in stile Mike Bongiorno vi dirà: la uno, la due o la tttre?

Stavolta la tre non c’è. Però potete sempre tenere il casco in testa.


Diario – Monaco 2017

30 maggio 2017

Ultimamente sono stato accusato di esser stato troppo serio nello scrivere. E’proprio vero: a noi italiani piacciono più le minchiate che le cose serie. Altrimenti come possiamo spiegare trasmissioni televisive di alto contenuto come il Grande Fratello, o ancora meglio, Uomini e Donne di Maria di Filippi?

Ecco, se poi ben ci penso, non siamo solo noi italiani a gradire questi alti contenuti informativi, ma anche gli esterofili, a cui spetta l’invenzione del Grande Fratello e di altri chiamiamoli contenuti come Geordie Shore e tamarrate del genere.

Quindi vi chiederete: ma tutto questo cosa c’entra con Monte-Carlo? C’entra perchè la passerella sul Principato di Monaco non è una gara qualunque, ma una festa semi-esclusiva che comincia già il giovedì, in modo da recuperare dalla sbornia il giorno dopo. Sono quattro giorni in cui la Formula 1 si divide tra yacht sparsi qua e là, tanto finto buon costume e tanta figa, ovvimante. Insomma è il Grande Fratello motoristico, a cui prende parte gente come Chiara Ferragni che ovviamente di Formula 1 ne capisce da sempre. Cosi è se vi pare, scriveva qualcuno.

Venendo quindi alla gara mi piace premiare Perez, unico in grado di effettuare un sorpasso su Vandoorne, accompagnato non troppo gentilmente sul guard-rail. Poi ha provato a fare lo stesso con Kvyat, ma non gli è andata proprio benissimo. Stessa cosa dicasi per Button che quando ha visto una minima possibilità di sorpasso non ha esitato…mandando a muro Wherlein che dopo la ROC si è trovato un’altra volta sospeso su due ruote. Pertanto zero punti per la McLaren e per la Honda che peraltro ha pagato la beffa di Alonso nella 500 miglia di Indianapolis. Indy per cui allo spagnolo non ne va bene una.

L’evento di giornata però è rappresentato dalla doppietta Ferrari che torna alla vittoria dopo 16 anni nel Principato. Pillola statistica: dal 1960 ad oggi soltanto 5 piloti rossi sono riusciti a vincere a Montecarlo. E di piloti ne sono passati tanti a Maranello. Sull’avvicendamento Vettel-Raikkonen non vedo alcuna malafede. Vettel ha tirato fuori la cattiveria giusta nel momento giusto. Stessa cosa dicasi per Ricciardo che tra le vie monegasche si trova sempre più che bene. A Kimi va riconosciuta l’enorme prestazione del sabato, inaspettata ai più.

Così come inaspettata è stata l’esclusione di Hamilton in Q2 già al sabato. A Lewis è mancata la giusta confidenza col mezzo che ti permette di sfiorare guard-rail. Il settimo posto in gara era il massimo risultato raggiungibile, salvo clamorose situazioni che non si sono verificate. Ad ogni modo non tutti i mali vengono per nuocere, difatti sul podio avrebbe trovato Nico Rosberg, mica uno qualunque.

Ci aggiorniamo in Canada.